The Anime Trip
Ponte Kototoi (言問橋)
foto di Tokyo rose 1943 · CC BY-SA 3.0
Ponte Kototoi (言問橋)
foto di Higa4 · CC0 1.0

Le pietre del parapetto sono nere dal 10 marzo 1945 e non sono mai state cambiate

Ci si arriva da Asakusa, e per i primi passi sembra solo un ponte largo con molto traffico. Poi si guardano i pilastri d'angolo: la pietra è scura, e la scuritura sale dal basso e si ferma all'altezza del parapetto. Sono del 1928 e non sono mai state sostituite. Sulla sponda, dentro il parco di Sumida, un pezzo di quel parapetto è stato staccato e messo in mostra con una targa che spiega perché è nero.

Il ponte fu costruito nel 1928 dall'ufficio per la ricostruzione, uno dei tanti rifatti in cemento e acciaio dopo il terremoto del Kantō. La notte del 10 marzo 1945 gli incendiari caddero sui quartieri di legno delle due sponde: in una notte morirono attorno a centomila persone. Chi scappava da Asakusa e chi scappava da Mukōjima pensò la stessa cosa nello stesso momento — «di là si salva» — e le due folle si trovarono addosso a metà campata, dove non si andava né avanti né indietro. Molti si buttarono nel fiume, che a marzo è freddo. L'altra cosa da sapere non sta sul ponte ma nei tribunali. Chi era militare, e la sua famiglia, ha ricevuto pensioni e indennità dopo la guerra: si parla di decine di migliaia di miliardi di yen. I civili bruciati nei bombardamenti non hanno ricevuto niente, e lo Stato lo motiva con la dottrina della sopportazione — in guerra il danno tocca a tutti, e quindi a nessuno spetta un risarcimento. Nel 2007 settantasette fra sopravvissuti e familiari hanno fatto causa allo Stato chiedendo scuse e undici milioni di yen a testa; hanno perso in primo grado e in appello, e l'8 maggio 2013 la Corte suprema ha respinto il ricorso senza nemmeno entr⁠are nel merito. Il giorno prima, il 7 maggio 2013, il governo aveva approvato una nota in cui diceva che i bombardamenti, pur non essendo accertati come violazione del diritto internazionale, erano «incompatibili con i principi umanitari che ne stanno alla base». Una legge di risarcimento per i civili in Giappone non esiste tuttora.

ℹ️ Strada pubblica: ci si passa a qualunque ora e non si paga niente. Dieci minuti a piedi dalla stazione di Asakusa. Il ponte è trafficato e il marciapiede stretto: le pietre annerite si guardano dai pilastri alle due testate, fermandosi da parte. Il pezzo di parapetto conservato e il monumento alle vittime stanno nel parco di Sumida, sulla sponda, e non sul ponte: chi cerca solo sul ponte non li trova.

🚉 Asakusa · 8′ a piedi

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Fonti: tokyodeep.info · kur0s1ba-wank0.com · asiapress.org · toyokeizai.net

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Ponte Kototoi (言問橋)
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Le pietre del parapetto sono nere dal 10 marzo 1945 e non sono mai state cambiate

Ci si arriva da Asakusa, e per i primi passi sembra solo un ponte largo con molto traffico. Poi si guardano i pilastri d'angolo: la pietra è scura, e la scuritura sale dal basso e si ferma all'altezza del parapetto. Sono del 1928 e non sono mai state sostituite. Sulla sponda, dentro il parco di Sumida, un pezzo di quel parapetto è stato staccato e messo in mostra con una targa che spiega perché è nero.

Il ponte fu costruito nel 1928 dall'ufficio per la ricostruzione, uno dei tanti rifatti in cemento e acciaio dopo il terremoto del Kantō. La notte del 10 marzo 1945 gli incendiari caddero sui quartieri di legno delle due sponde: in una notte morirono attorno a centomila persone. Chi scappava da Asakusa e chi scappava da Mukōjima pensò la stessa cosa nello stesso momento — «di là si salva» — e le due folle si trovarono addosso a metà campata, dove non si andava né avanti né indietro. Molti si buttarono nel fiume, che a marzo è freddo. L'altra cosa da sapere non sta sul ponte ma nei tribunali. Chi era militare, e la sua famiglia, ha ricevuto pensioni e indennità dopo la guerra: si parla di decine di migliaia di miliardi di yen. I civili bruciati nei bombardamenti non hanno ricevuto niente, e lo Stato lo motiva con la dottrina della sopportazione — in guerra il danno tocca a tutti, e quindi a nessuno spetta un risarcimento. Nel 2007 settantasette fra sopravvissuti e familiari hanno fatto causa allo Stato chiedendo scuse e undici milioni di yen a testa; hanno perso in primo grado e in appello, e l'8 maggio 2013 la Corte suprema ha respinto il ricorso senza nemmeno entr⁠are nel merito. Il giorno prima, il 7 maggio 2013, il governo aveva approvato una nota in cui diceva che i bombardamenti, pur non essendo accertati come violazione del diritto internazionale, erano «incompatibili con i principi umanitari che ne stanno alla base». Una legge di risarcimento per i civili in Giappone non esiste tuttora.

ℹ️ Strada pubblica: ci si passa a qualunque ora e non si paga niente. Dieci minuti a piedi dalla stazione di Asakusa. Il ponte è trafficato e il marciapiede stretto: le pietre annerite si guardano dai pilastri alle due testate, fermandosi da parte. Il pezzo di parapetto conservato e il monumento alle vittime stanno nel parco di Sumida, sulla sponda, e non sul ponte: chi cerca solo sul ponte non li trova.

🚉 Asakusa · 8′ a piedi

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