Santuario Yasukuni e museo Yūshūkan 靖国神社
Nessun imperatore l'ha più visitato dal 1975: tre regni, quasi 51 anni
Fondato il 29 giugno 1869 per volontà dell'imperatore Meiji come Shōkonsha (招魂社, letteralmente «santuario che richiama le anime»), prende il nome attuale — che significa «pacificare la patria» — nel 1879. Onora circa 2,466 milioni di caduti in guerra dal 1853, secondo l'ultimo conteggio ufficiale reso noto, risalente al 2004. Il sito descrive sé stesso come il luogo dove toccare «il cuore» di questi caduti, anche attraverso l'esposizione periodica delle loro lettere. Il santuario è oggi un ente religioso privato, secondo la legge del 1946 che separò Stato e culto shintoista nel dopoguerra. Il 17 ottobre 1978 il sacerdote capo Matsudaira Nagayoshi vi consacra in segreto 14 persone giudicate «criminali di classe A» dal tribunale militare internazionale per l'Estremo Oriente, il processo istituito dagli Alleati a Tokyo nel dopoguerra: la categoria più grave, riservata a chi pianificò e condusse la guerra, distinta dalle categorie B e C, per i crimini di guerra comuni e contro l'umanità. La notizia esce sull'Asahi Shimbun il 19 aprile 1979. Un appunto del 1988 dell'allora Gran Ciambellano Tomita, reso pubblico solo nel 2006, attribuisce a quella sepoltura la decisione dell'imperatore Shōwa di non tornare più al santuario — la sua ultima visita, per una coincidenza cronologica che gli storici hanno discusso, era già stata nel novembre 1975, tre anni prima dell'enshrinement. Né l'imperatore Akihito durante il suo intero regno, né l'attuale imperatore Naruhito da quando è salito al trono, vi hanno mai fatto visita; secondo la stampa economica giapponese, il santuario stesso ha rinunciato a rinnovare l'invito dopo un rifiuto per il 150° anniversario. Il santuario si è sempre rifiutato di separare i 14 dagli altri caduti, definendolo religiosamente impossibile. Da quando nel 1985 il primo ministro Nakasone vi si reca in visita ufficiale, ogni visita analoga di un ministro giapponese provoca proteste diplomatiche di Cina e Corea del Sud, che vi leggono un simbolo del militarismo del tempo di guerra; l'ultima, il 15 agosto 2026 — 81° anniversario della resa — per la visita del ministro della Difesa Koizumi Shinjirō e per l'offerta rituale, non una visita di persona, della prima ministra Takaichi Sanae: il ministero degli Esteri cinese ha parlato di «forte condanna» e proteste formali, quello sudcoreano di «profondo rammarico» per un gesto definito «anacronistico». Il museo Yūshūkan, riaperto nella forma attuale nel 2002 dopo un ampliamento, espone in oltre venti sale la storia militare giapponese; storici e osservatori esterni gli contestano una lettura che, sostengono, presenta con tono positivo la politica di guerra giapponese in Asia dagli anni Trenta alla resa, senza dar conto delle sue vittime.
Tokyo
Kudanshita, Iidabashi, Hanzomon