The Anime Trip
Santuario Ikuta
foto di そらみみ · CC BY-SA 3.0

Nell'806 la corte assegnò al santuario 44 famiglie: il loro nome diede origine a «Kobe».

Una tradizione antica narra che il santuario nasce nel 201, quando l'imperatrice Jingū, di ritorno da una spedizione, non riesce a far ripartire le navi nel porto e un oracolo le ordina di venerare qui la dea Wakahirume. Sorto in origine sul monte Nunobiki, si sposta nell'attuale bosco di Ikuta dopo l'alluvione del 799, quando l'oggetto sacro portato in spalla si fa improvvisamente pesante proprio in questo punto.

Il santuario brucia nel bombardamento di Kobe del 17 marzo 1945 e crolla di nuovo nel terremoto del 17 gennaio 1995: viene ricostruito in un anno e mezzo, con la sala di culto rialzata su ventisei pilastri di cemento armato, tanto che i cittadini lo chiamano «il santuario che rinasce». Il nome stesso della città discende da qui: nell'806 la corte assegnò al culto 44 famiglie dette kanbe, cioè case tenute a mantenerlo con offerte e lavoro, e nei secoli «kanbe» si è trasformato nel nome «Kōbe». Nel 1184 il bosco del santuario fu campo di battaglia fra i clan Genji e Heike (Minamoto e Taira): vi resta ancora il pozzo dove il guerriero Kajiwara Kagesue attinse acqua pregando per la vittoria, dopo aver infilato un ramo di susino fiorito nella faretra delle frecce.

ℹ️ Ingresso libero e gratuito. I cancelli aprono alle 7 e chiudono fra le 17 (ottobre-febbraio) e le 18:30 (aprile-agosto), con orari intermedi nelle altre stagioni. Il 15 aprile è il giorno del festival annuale del santuario, il Ikuta Matsuri (preceduto il 14 da una sfilata in costume lunga circa due chilometri); il 3 febbraio è Setsubun, la festa di fine inverno, con il lancio rituale dei fagioli. È a 10 minuti a piedi da Sannomiya, il nodo ferroviario di Kobe.

🚉 Sannomiya · 5′ a piedi

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Fonti: ikutajinja.or.jp · ikutajinja.or.jp · ja.wikipedia.org

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Santuario Ikuta
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Santuario Ikuta
foto di そらみみ · CC BY-SA 3.0

Nell'806 la corte assegnò al santuario 44 famiglie: il loro nome diede origine a «Kobe».

Una tradizione antica narra che il santuario nasce nel 201, quando l'imperatrice Jingū, di ritorno da una spedizione, non riesce a far ripartire le navi nel porto e un oracolo le ordina di venerare qui la dea Wakahirume. Sorto in origine sul monte Nunobiki, si sposta nell'attuale bosco di Ikuta dopo l'alluvione del 799, quando l'oggetto sacro portato in spalla si fa improvvisamente pesante proprio in questo punto.

Il santuario brucia nel bombardamento di Kobe del 17 marzo 1945 e crolla di nuovo nel terremoto del 17 gennaio 1995: viene ricostruito in un anno e mezzo, con la sala di culto rialzata su ventisei pilastri di cemento armato, tanto che i cittadini lo chiamano «il santuario che rinasce». Il nome stesso della città discende da qui: nell'806 la corte assegnò al culto 44 famiglie dette kanbe, cioè case tenute a mantenerlo con offerte e lavoro, e nei secoli «kanbe» si è trasformato nel nome «Kōbe». Nel 1184 il bosco del santuario fu campo di battaglia fra i clan Genji e Heike (Minamoto e Taira): vi resta ancora il pozzo dove il guerriero Kajiwara Kagesue attinse acqua pregando per la vittoria, dopo aver infilato un ramo di susino fiorito nella faretra delle frecce.

ℹ️ Ingresso libero e gratuito. I cancelli aprono alle 7 e chiudono fra le 17 (ottobre-febbraio) e le 18:30 (aprile-agosto), con orari intermedi nelle altre stagioni. Il 15 aprile è il giorno del festival annuale del santuario, il Ikuta Matsuri (preceduto il 14 da una sfilata in costume lunga circa due chilometri); il 3 febbraio è Setsubun, la festa di fine inverno, con il lancio rituale dei fagioli. È a 10 minuti a piedi da Sannomiya, il nodo ferroviario di Kobe.

🚉 Sannomiya · 5′ a piedi

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Fonti: ikutajinja.or.jp · ikutajinja.or.jp · ja.wikipedia.org

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